Fondo di emergenza e assicurazioni nel Regno Unito: la mia seconda rete di sicurezza


Quando si parla di sicurezza economica, una delle prime cose che vengono in mente è il fondo di emergenza.

Ne ho già parlato in altri articoli: idealmente, un buon fondo di emergenza dovrebbe riuscire a coprire tra i tre e i sei mesi delle nostre spese. È quella riserva che dovrebbe permetterci di affrontare una riparazione improvvisa, una spesa che non avevamo programmato o qualche altro contrattempo senza dover ricorrere immediatamente a un prestito o mettere mano agli investimenti.

C’è però un problema piuttosto evidente.

Cosa succede se l’emergenza arriva prima che siamo riusciti a costruire quel fondo?

Accumulare sei mesi di spese non è qualcosa che si riesce necessariamente a fare in poche settimane. Per una persona con uno stipendio normale, un mutuo, bollette e tutte le altre spese della vita quotidiana può richiedere parecchio tempo.

E gli imprevisti, purtroppo, non aspettano che il nostro conto di risparmio sia pronto.

Vivere all’estero mi ha fatto percepire il rischio in modo diverso

Per me questa domanda ha avuto un peso particolare.

Vivo a più di 1.600 chilometri dal luogo che per molti anni ho chiamato casa e, mentre continuo a costruire la mia vita nel Regno Unito, quella che avevo in Italia appartiene sempre di più ai ricordi.

Non lo definirei un mio “incubo” costante, ma ho sempre ben presente una possibilità: che un problema abbastanza serio possa interrompere, o almeno rallentare pesantemente, quello che sto costruendo.

La perdita del lavoro è probabilmente l’esempio più immediato.

Mi è già capitato nel 2020 e, se possibile, è un’esperienza che preferirei non ripetere.

Quando vivi nel tuo Paese di origine, spesso esiste una rete di sicurezza che non compare in nessun bilancio personale: famiglia, amici, una casa in cui tornare temporaneamente, conoscenze costruite negli anni.

Quando ti trasferisci all’estero, quella rete non scompare necessariamente, ma diventa molto più lontana.

E contemporaneamente devi costruirne una nuova.

Nel Regno Unito anche ammalarsi può significare guadagnare meno

C’è poi una caratteristica del sistema britannico che rende il problema ancora più evidente.

Essere assenti dal lavoro per malattia non significa necessariamente continuare a ricevere esattamente lo stesso stipendio che si avrebbe lavorando normalmente.

Alcuni datori di lavoro offrono condizioni molto generose attraverso il proprio company sick pay, altri molto meno. Esiste poi il sistema pubblico previsto dalla legge, ma il punto che mi interessa qui non è analizzare nel dettaglio la normativa.

È un altro.

Il nostro reddito mensile non è necessariamente garantito solo perché abbiamo ancora un contratto di lavoro.

E se quel reddito serve a pagare un mutuo, la questione improvvisamente diventa molto concreta.

Il fondo di emergenza non elimina tutti i rischi

I setback non possono essere completamente eliminati.

Possiamo però cercare di limitarne gli effetti.

Ed è qui che, secondo me, entra in gioco uno degli strumenti meno amati della finanza personale: l’assicurazione.

Le assicurazioni nella vita quotidiana vengono spesso percepite come una spesa fastidiosa. Qualcosa che paghiamo ogni mese sperando di non dover mai utilizzare.

Questo vale ancora di più per quelle obbligatorie, come l’assicurazione per la responsabilità civile automobilistica.

E bisogna anche ammettere che, a volte, le compagnie assicurative non fanno esattamente tutto il possibile per rendersi simpatiche. Soprattutto quando non si conosce bene il sistema, leggere condizioni, esclusioni e documentazione può diventare rapidamente poco piacevole.

Nel mio caso essere già abituato, per formazione e lavoro, a leggere contratti e condizioni sicuramente ha aiutato.

Eppure credo che proprio chi non dispone di un grande patrimonio abbia molto da guadagnare dal capire come funzionano questi strumenti.

Perché assicurarsi può avere senso soprattutto quando non si è ricchi

Pensiamo a un incidente automobilistico serio.

Quante persone avrebbero abbastanza liquidità disponibile per pagare una riparazione molto costosa senza cambiare minimamente le proprie abitudini, senza intaccare i risparmi e senza mettere mano al fondo di emergenza?

Probabilmente non moltissime.

Il principio dell’assicurazione nasce proprio da qui.

Un rischio che per una singola persona potrebbe avere conseguenze economiche enormi viene condiviso tra moltissime persone esposte a rischi simili.

Noi paghiamo una somma relativamente piccola e prevedibile per proteggerci dalla possibilità di doverne pagare una enormemente più grande e imprevedibile.

Naturalmente non significa che qualunque polizza sia conveniente.

Significa che alcuni rischi sono semplicemente troppo grandi per essere sostenuti tranquillamente da soli.

Ed è precisamente il ragionamento che ho fatto quando ho acceso il mio mutuo.

Le assicurazioni che ho scelto insieme al mutuo

Quando ho acquistato casa, il broker che mi ha aiutato a individuare la banca e il mutuo più adatti alla mia situazione mi ha fatto riflettere anche su questo aspetto.

C’era un elemento particolarmente importante: sono io a sostenere il pagamento del mutuo.

Di conseguenza, un problema serio che colpisse il mio reddito avrebbe conseguenze molto più grandi di una semplice riduzione della mia capacità di risparmio mensile.

Tra le coperture che ho scelto ce n’è stata una piuttosto tradizionale: una polizza pensata per estinguere il debito residuo del mutuo nel caso della mia prematura scomparsa.

Non è esattamente l’argomento più allegro di cui discutere davanti a una tazza di caffè, ma è abbastanza facile comprenderne la logica.

È stata però un’altra copertura a interessarmi maggiormente: quella pensata per proteggere il mio reddito e la mia capacità di sostenere le spese nel caso in cui determinati eventi mi impedissero di lavorare o provocassero una perdita del reddito, secondo le condizioni previste dalla polizza.

Ed è questa che considero particolarmente interessante dal punto di vista della costruzione della mia sicurezza finanziaria.

E se il problema arrivasse prima dei sei mesi di risparmi?

Per quanto mi auguri — touch wood — di non averne mai bisogno, il ragionamento che ho fatto è stato semplice.

Costruire un fondo di emergenza equivalente a sei mesi delle proprie spese può richiedere anni.

Nel frattempo, però, la vita continua.

La lavatrice può rompersi.

La macchina può avere un problema.

Possiamo ammalarci.

Possiamo perdere il lavoro.

E spesso una di queste cose succede proprio mentre stiamo cercando di mettere da parte i soldi necessari a proteggerci dalla successiva.

Per questo ho trovato interessante affiancare al fondo di emergenza una copertura assicurativa.

Non sostituisce i risparmi.

Li completa.

Pagare qualcosa oggi per comprare tempo domani

Questo è probabilmente l’aspetto che trovo più interessante.

Quando perdi improvvisamente il reddito, il problema non è soltanto riuscire a pagare le bollette del mese successivo.

Cambia anche il modo in cui prendi decisioni.

Se hai bisogno immediatamente di uno stipendio, qualsiasi offerta di lavoro può diventare improvvisamente accettabile.

Potresti dover accettare una posizione meno adatta, condizioni peggiori o una retribuzione sensibilmente più bassa semplicemente perché non puoi permetterti di aspettare.

Una buona rete di sicurezza, invece, compra una cosa che secondo me viene spesso sottovalutata:

tempo.

Tempo per cercare il lavoro giusto.

Tempo per affrontare un problema di salute.

Tempo per riorganizzare le proprie finanze.

Tempo per evitare che un inconveniente temporaneo provochi conseguenze permanenti.

Naturalmente bisogna leggere attentamente cosa copre una determinata polizza, per quanto tempo, con quali periodi di attesa e con quali esclusioni. Le condizioni possono essere molto diverse tra un prodotto e l’altro.

Ma il principio rimane interessante.

Una barriera in più prima ancora di avere un fondo completo

Nel mio caso, con una spesa complessiva nell’ordine di qualche decina di sterline al mese, sono riuscito ad aggiungere un’ulteriore barriera alla mia rete di sicurezza finanziaria.

E l’ho potuto fare prima ancora di riuscire ad accumulare l’equivalente di un intero mese delle mie spese.

Questo, per me, è stato l’aspetto decisivo.

Il fondo di emergenza continuerà a crescere.

Ma nel frattempo non sono completamente esposto ad alcuni degli eventi che potrebbero avere l’impatto maggiore sulla mia vita finanziaria.

Non considero quindi assicurazione e fondo di emergenza come due alternative.

Li vedo come due livelli differenti della stessa protezione.

Il fondo serve ad assorbire gli imprevisti che possiamo ragionevolmente sostenere da soli.

L’assicurazione può servire per trasferire almeno parte di quei rischi che, se si verificassero nel momento sbagliato, sarebbero molto più difficili da gestire.

La vera rete di sicurezza quando si vive all’estero

Il mondo là fuori rimane imprevedibile.

E quando scegliamo di trasferirci in un altro Paese, la nostra rete sociale ed economica deve essere ricostruita quasi da zero.

Non possiamo prevedere tutto ciò che accadrà.

Possiamo però conoscere gli strumenti che abbiamo a disposizione e decidere quali abbiano senso nella nostra situazione.

Un fondo di emergenza.

Un’assicurazione adeguata.

Una buona comprensione dei propri contratti.

La capacità di vivere per qualche tempo senza dipendere immediatamente dallo stipendio successivo.

Sono tutte parti della stessa cosa.

Per me, questa è la vera rete di emergenza: non la speranza che nulla vada storto, ma la consapevolezza che, se qualcosa dovesse succedere, ho cercato di costruire abbastanza barriere perché un singolo problema non possa distruggere tutto quello che ho costruito fino a quel momento.Il mondo là fuori rimane imprevedibile.

E quando scegliamo di trasferirci in un altro Paese, la nostra rete sociale ed economica deve essere ricostruita quasi da zero.

Non possiamo prevedere tutto ciò che accadrà.

Possiamo però conoscere gli strumenti che abbiamo a disposizione e decidere quali abbiano senso nella nostra situazione.

Un fondo di emergenza.

Un’assicurazione adeguata.

Una buona comprensione dei propri contratti.

La capacità di vivere per qualche tempo senza dipendere immediatamente dallo stipendio successivo.

Sono tutte parti della stessa cosa.

Per me, questa è la vera rete di emergenza: non la speranza che nulla vada storto, ma la consapevolezza che, se qualcosa dovesse succedere, ho cercato di costruire abbastanza barriere perché un singolo problema non possa distruggere tutto quello che ho costruito fino a quel momento.

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