Come ho comprato la mia prima casa nel Regno Unito partendo da una stanza in affitto
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| Il punto di partenza: una stanza quasi vuota e un materasso gonfiabile. |
Come ho raccontato nella pagina Chi sono, il mio percorso nel Regno Unito è iniziato con un lavoro in caffetteria ed è cambiato più volte nel corso degli anni.
Nell’agosto del 2022 ho iniziato a cercare una camera o un appartamento nel Bedfordshire. Sapevo già che una delle classiche case a schiera inglesi sarebbe stata fuori dal mio budget, quindi cercavo qualcosa di più realistico e, soprattutto, abbastanza vicino al lavoro.
Può sembrare strano parlare di finanza nel cuore della provincia inglese. Nell’immaginario comune, infatti, il settore finanziario britannico è concentrato soprattutto a Londra e nelle grandi città. La filiale inglese dell’impresa per cui lavoro, invece, si trova in un piccolo centro del Bedfordshire.
La vita di provincia può apparire noiosa a chi si immagina protagonista di un film ambientato tra i grattacieli della City. E ammettiamolo: Londra è stata, ed è ancora, molto più vivace e coinvolgente. Quando però si è iniziato a cercare stabilità e a prestare maggiore attenzione ai propri risparmi, anche la provincia ha acquisito un certo fascino.
Tra agosto e settembre ho trovato un piccolo appartamento che sembrava adatto alle mie esigenze. Era completamente vuoto: c’erano soltanto i mobili della cucina e una cucina elettrica completa di forno e piano cottura.
Il 24 settembre 2022 ho trascorso lì la mia prima notte.
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| Le chiavi del mio primo appartamento nel Bedfordshire |
Avevo un materasso gonfiabile prestatomi da un amico, un set di lenzuola, un piumone, un copripiumino e un plaid comprati all’Asda del paese, insieme ad altri pochi beni di prima necessità.
Nient’altro.
Non c’erano frigorifero, lavatrice, tavolo o sedie. La casa era vuota, ma per la prima volta avevo uno spazio interamente mio da costruire.
Una busta paga alla volta
Nei mesi successivi ho iniziato a comprare tutto ciò che serviva, cercando di applicare nella pratica quanto avevo imparato sulla gestione del denaro e del credito.
Sono arrivati, poco alla volta:
- il frigorifero;
- la lavatrice;
- il tavolo con le sedie;
- il microonde;
- il tostapane;
- e tutti quegli oggetti che, quando sono già presenti in una casa, sembrano quasi invisibili.
Partire da zero mi ha obbligato a stabilire delle priorità.
Avrei potuto comprare tutto immediatamente, magari ricorrendo in modo più aggressivo al credito. Ho scelto invece di procedere lentamente, una busta paga alla volta, per evitare che l’entusiasmo del trasferimento si trasformasse in stress finanziario.
L’appartamento non si è arredato in pochi giorni. Si è riempito gradualmente, seguendo il ritmo delle mie entrate e non quello delle mie aspettative.
Le incombenze che arrivano con una casa in affitto
Il contratto prevedeva che, oltre all’affitto, tutte le utenze fossero intestate a me. Ho quindi dovuto occuparmi direttamente di elettricità, acqua e degli altri servizi legati all’abitazione.
Un altro passaggio fondamentale è stato registrarmi per la Council Tax, l’imposta locale utilizzata per finanziare servizi come la raccolta dei rifiuti, l’illuminazione pubblica e altre attività del comune.
Per un italiano residente nel Regno Unito c’era poi un ulteriore adempimento: aggiornare i dati della propria residenza presso l’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Fortunatamente, la procedura poteva essere completata online senza particolari difficoltà.
Le prime sorprese con le utenze
Una delle prime cose che mi ha colpito è stato il modo in cui poteva essere gestita la fornitura di energia.
In Italia ero abituato al sistema più tradizionale: si consuma energia, arriva periodicamente la bolletta e si paga quanto utilizzato. Nel mio appartamento, invece, la tariffa proposta dal fornitore prevedeva un sistema prepagato, simile per certi versi alle vecchie schede telefoniche.
In pratica, ho dovuto caricare del credito e quel credito veniva progressivamente scalato in base ai consumi.
Naturalmente non sono rimasto immediatamente al buio nel momento esatto in cui il saldo è arrivato a zero. Il fornitore ha messo a disposizione un piccolo margine di emergenza, nel mio caso di circa quindici sterline, che è stato poi recuperato con la ricarica successiva.
È un sistema che obbliga a prestare molta più attenzione ai consumi quotidiani. Non c’è una bolletta futura da affrontare: il costo dell’energia diventa visibile quasi in tempo reale.
Per l’acqua, invece, il meccanismo è stato diverso.
Non ho ricevuto semplicemente una bolletta calcolata a ogni lettura del contatore. Il fornitore ha stimato il consumo annuale tenendo conto del numero di persone che vivevano nell’appartamento e dei dati disponibili sul contatore.
L’importo previsto per l’anno è stato quindi suddiviso in pagamenti mensili.
Le letture potevano essere comunicate tramite autolettura oppure rilevate elettronicamente da remoto. Al termine del periodo, il conto è stato ricalcolato sulla base dei consumi effettivi.
Se avevo consumato più del previsto, i pagamenti successivi potevano aumentare per recuperare la differenza. Se invece avevo versato più del necessario, l’importo mensile poteva diminuire per compensare il credito accumulato.
Anche questo ha richiesto un piccolo cambio di mentalità: non stavo pagando soltanto ciò che avevo appena consumato, ma stavo contribuendo mese dopo mese a coprire una spesa annuale stimata, destinata poi a essere corretta nel tempo.
Una posizione strategica e un’opportunità inaspettata
Nel frattempo, mi sono reso conto di essere stato fortunato anche nella scelta dell’appartamento.
La posizione era ottima: molto vicino al luogo di lavoro e praticamente al centro del paese. Certo, parlare di “posizione centrale” in un piccolo centro del Bedfordshire fa un po’ sorridere rispetto agli standard di una grande città, ma nella vita quotidiana ha fatto una differenza enorme.
Poter raggiungere il lavoro in pochi minuti, avere i servizi principali a portata di mano e non dipendere completamente dall’automobile ha reso quella casa particolarmente comoda.
È diventata, in poco tempo, la mia base nel Regno Unito.
Poi, nel maggio del 2023, insieme al mio partner, ci siamo chiesti se fosse possibile fare un passo ulteriore.
L’appartamento in cui vivevamo ci piaceva, conoscevamo già la zona e avevamo imparato a sentirci a casa. Così abbiamo deciso di fare una domanda che, fino a quel momento, non avevamo mai preso seriamente in considerazione: perché non chiedere al proprietario se fosse disposto a vendere?
Abbiamo quindi contattato l’agenzia immobiliare che gestiva la locazione e abbiamo chiesto semplicemente se il proprietario fosse interessato a cedere l’immobile e, nel caso, quale prezzo avrebbe richiesto.
Non ci aspettavamo necessariamente una risposta positiva.
Nel giugno del 2023 è arrivata invece una risposta che ha cambiato completamente il percorso dei mesi successivi:
145.000 sterline.
A quel punto l’appartamento che fino a pochi mesi prima rappresentava semplicemente il luogo dove vivevamo è diventato qualcosa di diverso: una possibile prima casa.
Da quel momento è iniziata la vera avventura: capire come si compra una casa nel Regno Unito.
Nel prossimo articolo racconterò da dove abbiamo iniziato per capire se potevamo davvero permetterci l’acquisto: deposito, mutuo, controlli di affordability e primi contatti con il mortgage broker.
Nota: questo articolo racconta la mia esperienza personale nel Regno Unito. Procedure, tariffe e condizioni possono variare in base al fornitore, all’immobile e alla situazione individuale.


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